La centrale eolica mobile in grado di volare

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L’energia eolica è una fonte energetica collaudata e pulita. La sua estrazione necessita tuttavia di grandi installazioni, e per molte regioni non è pertanto attuabile. La ditta svizzera TwingTec AG intende risolvere questo problema in modo innovativo: portando in aria la centrale eolica.

Con un ronzio, il drone si solleva da terra e si dirige rapidamente verso il cielo. L’obiettivo è alto: a diverse centinaia di metri di altezza. «È lì infatti che soffiano i venti davvero forti che possono essere trasformati in maniera efficiente e sostenibile in energia», spiega il dott. Rolf Luchsinger, CEO e cofondatore di TwingTec AG. L’azienda, uno spin-off dell’EMPA e della Scuola universitaria professionale della Svizzera orientale (FHNW), ha lavorato nei sei anni dalla sua fondazione al progetto «TwingPower» – una centrale eolica mobile. La visione dei nove membri del team è tanto ambiziosa quanto importante: «Con TwingPower intendiamo sfruttare l’enorme potenziale di risorse inutilizzate dell’energia eolica», spiega Luchsinger. Lui e il suo team la chiamano «Energia eolica 2.0».

Molteplici impieghi
Ma come funziona esattamente? Per rendere mobile l’energia eolica, TwingTec AG punta su un drone sviluppato da loro, il cosiddetto «Twing» (abbreviazione di «Tethered Wing», ovvero «ala collegata»). Il drone viene fissato con una corda a un verricello. Quando viene trasportato dal vento come un aquilone, la corda aziona un generatore tramite il verricello. «Si crea così una corrente pulita senza che sia necessario costruire un’enorme turbina eolica», spiega Rolf Luchsinger. «TwingPower» è quindi ideale per generare elettricità pulita ovunque non sia realizzabile la costruzione di parchi eolici. «Il nostro sistema mobile può inoltre essere impiegato nelle regioni remote, in miniere e resort off grid.»

Ma cosa succede se durante il processo il vento cala di colpo? Il Twing precipita? Rolf Luchsinger rassicura: «A centinaia di metri di altezza, il vento soffia in modo molto più continuativo che a terra», spiega il fisico del Politecnico di Zurigo, «e poi il drone atterra automaticamente non appena l’intensità del vento scende sotto una soglia critica.»

La fantascienza diventa realtà
Un drone che opera autonomamente e genera energia valutando l’intensità del vento senza l’intervento dell’uomo per decidere, sempre in autonomia, se decollare o atterrare: tutto questo sembra fantascienza, ma ormai è (quasi) realtà. Lo scorso autunno Luchsinger e il suo team hanno fatto il punto della situazione sullo Chasseral, nella regione del Giura. «Per un progetto di questo tipo si parla di diversi livelli di automazione, che sono altrettanti obiettivi parziali», spiega Luchsinger. «Nel test nel Giura abbiamo potuto dimostrare di essere in grado di decollare e atterrare su una piattaforma e che la produzione di energia avviene già in modo del tutto automatizzato.» Nessuna azienda prima di noi era riuscita nell’impresa. Sul posto c’era sempre un pilota pronto a intervenire in caso di emergenza. «Il nostro prossimo obiettivo di automazione consiste ora nel rendere del tutto superflua la presenza del pilota.» Quest’autunno, TwingTec AG desidera compiere un ulteriore passo decisivo. Rolf Luchsinger: «Attualmente stiamo costruendo un impianto pilota avanzato che ci consenta di far funzionare il sistema più a lungo.» Partecipa al progetto anche la ditta BKW Energie AG.

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Pianificare, abbandonare, ricominciare
Ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che l’AWE (Airborne Wind Energy) possa essere utilizzata ovunque. Ma Rolf Luchsinger è molto soddisfatto dei risultati ottenuti sinora. «Quello attuale è un momento chiave per la tecnologia, poiché non è più possibile aggirare le domande difficili», afferma l’esperto. Se un progetto non sembra aver senso dal punto di vista economico o tecnico, viene abbandonato e si intraprende una nuova strada. E poiché si produce e si progetta quasi tutto nella stessa sede di Dübendorf, oggi disponiamo di un grande know-how e siamo in grado di reagire con rapidità e agilità ai cambiamenti.

Quest’agilità si è rivelata molto utile ai progettisti di TwingTec AG in passato. Il drone levatosi in aria lo scorso anno ai venti del Giura è infatti il modello «T28» – la sua 28ª iterazione. «Sei anni fa facevamo esperimenti con aquiloni di stoffa», ricorda Rolf Luchsinger. Nel corso degli anni li abbiamo abbandonati. Il 2014 è stato il vero punto di svolta: «Con il diffondersi di droni civili, molti componenti che potevamo integrare nel nostro progetto sono diventati di colpo disponibili e accessibili.» E proprio questo rappresenta, per Luchsinger, un ulteriore vantaggio di TwingPower: «Tutti i componenti necessari per la nostra tecnologia sono già disponibili: non dobbiamo aspettare che vengano sviluppati, prima o poi, dei supermateriali.» Le attuali tecnologie in materia di droni e aviazione rappresentano già un ottimo punto di partenza. «La nostra innovazione non consiste nei componenti, ma nel loro impiego abbinato al controllo intelligente da noi sviluppato.»

Text: sma

Il supporto di Innosuisse

Sin dagli esordi, Twingtec ha fatto ricorso a svariate offerte di promozione proposte da Innosuisse. Dopo una prima esperienza riuscita nel 2016, Twingtec ha presentato una nuova domanda di promozione per portare avanti lo sviluppo del suo drone. Questo nuovo progetto d'innovazione, iniziato nel novembre 2018, si prefigge lo sviluppo e il test di un prototipo di drone a grandezza naturale. «L’aiuto di Innosuisse ci permette di collaborare con esperti dell’EMPA e della ZHAW e di far fronte insieme alle sfide tecniche che si presentano», spiega Rolf Luchsinger.

Parallelamente, la start-up segue il programma di Core Coaching proposto da Innosuisse che, tra le altre cose, si propone di valutare la redditività dell’idea o di aiutare a sviluppare una strategia per accedere al mercato. Dal 2016 al 2017 e dal 2017 all’inizio del 2019, Twingtec ha inoltre beneficiato del sostegno dei programmi internazionali EUREKA e Eurostars – la cui antenna nazionale è gestita da Innosuisse – per cooperare e beneficiare dell’esperienza di un’impresa in Canada e di un’altra nei Paesi Bassi.

Ultima modifica 13.08.2019

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